lunedì 4 aprile 2016

Toro stories




 
La mia vita virtuale si colora di tinte granata.
Mi sono iscritto con un nick abbastanza simile a quello di blogger al seguente sito di tifosi del Toro: qui.
Prima frequentavo senza commentare un altro sito di supporter, ma come sempre amo piazze nuove e luoghi meno frequentati, per cui ho optato, nel momento in cui voglio pormi come tifoso virtualmente attivo per un sito di recente costruzione.
C’è il progetto di costruire un racconto di fantasia che si ispiri agli attuali momenti della mia amata squadra.

sabato 5 aprile 2014

Al Breegans: Marino

Sono le  17:10 un’ora in cui non vi sono molti clienti e sono seduto su un alto seggiolone con davanti il mio computer, sto compilando la mia registrazione a Girando +, un portale dedicato alla ristorazione, che a dir loro è uno di quelli più visitati e  più trend tra le nuove generazioni e cosa non si fa per un po’ di pubblicità e di visibilità in rete.
Devo descrivere il mio locale e qui mi devo concentrare, quindi chiedo a Silvia, quella con delle tette stupende di portarmi un bicchiere di minerale, devo essere lucido, io che ci ho messo sette anni a finire il liceo, con la professoressa di italiano, quella di rifondazione comunista, maledetta rossa perché lo era anche di capelli sempre alle costole, io che non nascondevo le mie simpatie per il fascio e allora giù a interrogarmi e picconarmi, ma alla fine se riesco a scrivere decentemente queste quattro righe forse tutto questo ravanamento è servito a qualcosa.
Mi sto toccando Evaristo, il coglione sinistro, e lo faccio sempre prima di incominciare qualche rogna come questa e l’occhio mi cade sulla goccia di grasso sui jeans, beh mi metterò la divisa come le ragazze così non si vede.
Tu credi sia facile gestire un pub come il mio, spillare un paio di birre, fare il galante con i clienti, ma non sai quante cavolo di rogne mi capitano nell’arco della giornata, e tutti gli amici a invidiarti perché hai sotto le mani carne fresca, ma quanti problemi con ste’ stronzette, che più fighe sono e più rompitura di coglioni hai, ognuna con le sue paranoie, ognuna che ogni giorno ha il suo ciclo.
Allora veniamo alla descrizione del locale: rustico, legno  di faggio,  pavimento in cotto (che bestemmio ancora adesso questa scelta per il tempo che ci si mette a pulirlo), filtri depuratori dappertutto, stereo in ogni ambiente, televisore 32 pollici nell’angolo a destra dopo l’entrata, zona fumatori in fondo chiusa da porta a vetri poco frequentata tanto vanno tutti fuori a fumare visto che ho anche i lampioni a fungo per riscaldare, gabinetti scese le scale che portano alla cantina, con servizi per disabili (che mi sono costati una follia). Personale di servizio giovane e disponibile (verso i clienti, non verso il titolare) e orari non stop dalle 10:00 alle 24:00 ( evidenziati dalle profonde occhiaie che solcano il mio viso).
Ogni tipo di birra, malto, doppio malto , chiara, scura, rossa, a spina, a caduta, in bottiglia insomma non avete che la scelta basta che beviate.
Se poi hai esagerato ti preparo un caffè Arabica come solo io miscelo, lo sminuzzo in polvere alla consistenza desiderata  lo presso per bene , stringo con la giusta forza la manopola e viene fuori il succo degli dei con la sua schiumetta , che ti riconcilia con la vita e dimentichi improvvisamente tutte le rogne della tua giornata.
Se poi da me vuoi fare un veloce brunch ( i miei colleghi moderni dicono che bisogna dire così e mi adeguo) non hai che l’imbarazzo della scelta sulla carta trovi tutti i tipi di panini, hamburger, piadine, tramezzini , a base di carne di pollo, suino , cavallo accompagnati dalle verdure fresche scelte  personalmente due volte la settimana presso il mercato coperto ( e ste’ svegliatacce mi rovinano anche l’umore).
Non siamo un cocktail bar, ma ogni tanto passa da me qualche ragazza che ha la mano e allora mi diverto ad inserirlo in un menù aggiuntivo.
Puoi pagare con contanti, bancomat, carta di credito (lasciami la mancia perché sti’ ladri si prendono la percentuale) e con un carta prepagata studiata appositamente per il mio locale che ti dà diritto a sconti aggiuntivi (non a toccare il culo alle ragazze, quella rimane prerogativa del titolare).
Bevo avidamente l’ultimo goccio di minerale perché questi questionari internet mi fanno venire l’amaro in gola, proprio come quando quella stronza di rossa mi interrogava.
“Silvia, finiscila con quel tuo cellulare di merda e vai a pulire i tavoli della stanza fumatori!”
Che vuoi che ti dica, oggi sono nervoso, e un  uomo che non scopa da una settimana lo è sempre, ma alla fine questo questionario è completato, il conto corrente di Girando + aumenterà e il mio diminuirà, ma come dice il mio consulente  Gianni “Ricorda Marino, senza pubblicità non vivi e sei destinato a crepare” (sarà perché forse da sta’ roba gli arriva qualcosa in tasca anche a lui).


domenica 16 febbraio 2014

Al Breegans : Laura


“Mi dispiace la Wartsteiner non ce l’ho, come ti ho detto l’altra volta Marino si serve da altre ditte, e qui sulla ultima pagina della carta le trovi”
Mi sposto il ciuffo di capelli neri che mi copre un occhio per poter guardare meglio questo rompicoglioni che non è la prima volta che mi fa richieste che non posso esaudire. L’elastico del reggiseno nuovo  continua a segarmi la pelle ricordandomi che l’estetica non è tutto e quando vado a fare shopping dovrei pensare anche alla comodità, senza farmi troppo distrarre da ricami e merletti vari. Non è una di quelle giornate memorabili e da ricordare con piacere, quindi una giornata del cazzo come un’altra con le solite rotture di coglioni tra colleghe stronze, clienti insoddisfatti  e frustrati, Marino con la luna storta, perché probabilmente non ha scopato bene con la moglie o semplicemente lei non ha voluta dargliela e allora se la deve prendere con qualcuno.
“Portami una Pils qualsiasi, grande”
L’energumeno si è deciso dopo aver esaminato da lontano la carta, quindi con problemi di vista come me.
“Hamburgher  tirolese al 13 con molto ketchup” esclama Maria ritornando con una paio di boccali vuoti, che afferro al volo.  “Quello coi capelli ricci rossi che hai servito al 21 si è lamentato che la sua piadina è fredda”
“Sai se non avesse avuto una fretta della madonna avrei potuto scaldargliela meglio e poi mi sta pure antipatico, quando ripassi digli che abbiamo un problema con la piastra” la mia risposta arriva in sintonia con il rumore del cassetto che si apre mentre la mia destra consegna lo scontrino e la sinistra porge il resto ad un impiegato in giacca e cravatta , che sta uscendo insieme ad altri colleghi venuti a festeggiare qualche compleanno.
Le luci giallognole del Breegans illuminano meglio l’ambiente, segno che il sole è calato e dovranno essere circa le sei, anche perché l’orologio grande è nell’altra sala e quello della cassa è sempre sbagliato.
La luce rossa della lavastoviglie mi avvisa che è ora di svuotarla, ma io sto mettendo gli hamburger sulla piastra quindi ci penserà qualcun’altra.
“Prepara il conto per il 12, ricordati che hanno preso anche due espressi”
Vedo con la coda dell’occhio che  un wurstel sulla piastra sta ballonzolando verso il limite e lo riporto al centro, mentre arrivano altri piatti sporchi che appoggio nell’acquaio in attesa che qualcuno svuoti la lavastoviglie.
Quell’unghia che mi si è rotta l’altra sera continua a farmi male, il telefonino sulla scansia di legno in alto manda un bip, lo guardo e vedo un messaggio di Antonella, c’è sciopero degli autobus e non va ad allenamento, non occorre che passo a prenderla rimane a casa a studiare, chi lo sa se poi studia o gioca con la Playstation, vedrò dopo quando  ritorno.
“Metti uno straccio li’, se no la prossima volta scivoli” esclamo verso Simone, il nostro nuovo cameriere.
Una sirena della polizia arriva alle mie orecchie staccando la mia concentrazione dalle comande che arrivano di continuo alla stampantina, inoltre le leggo male perché  una delle lucette si è fulminata e non è stata cambiata e  poi quando sono stanca ci vedo sempre meno.
Mentre ricarico il ketchup dal grosso contenitore a quello piccolo ripenso alle parole di quel tipo conosciuto in chat, che si chiama come un complesso rock degli anni ’70, ha detto che ho uno sguardo adamantino, non conosco questa parola ma fa molto effetto, devo fare una ricerca con Google. Finalmente la radio finisce di parlare di calcio e la stupenda voce di Joe Cocker mi invita a ritirare dalle piastra i wurstel o forse sarà il loro aspetto leggermente rinsecchito.
“Dov’è finito il portaombrelli, lo sapete che dovete metterlo sempre alla destra della porta di ingresso”  grida Marino leggermente incazzato.
Simone con un aria leggermente scazzata strascina di malavoglia le sue Adidas nere con in mano l’oggetto incriminato, il suo sguardo rivolto verso il basso per non incrociare quello di Marino.
Oggi  Marino ha messo una camicia gialla, vuole fare colpo su qualche cliente, anche se con quella pancia ho i miei dubbi sul suo successo.
“ Manca una birra al 17, gliela ho portata senza dirtelo”, meno male che questa è coscienziosa penso mentre la aggiungo al conto del tavolo. Kate Perry ha dato il cambio a Joe Cocker e me ne sono accorta mentre sto facendo la schiuma per un cappuccino e intanto nessuno ha svuotato la lavastoviglie e mi toccherà farlo a me, visto che m i serve una tazza.
Intanto arrivano le casse di Coca Cola e Fanta che Simone ha prelevato dalla cantina, senza portare i vuoti chiaramente, perché se non glielo dici non ci arriva.
“Te lo ho detto ieri che la Nardini era finita!”
“Dammi quell’altra da quella bottiglia a pera” risponde Marino, mentre guarda con aria truce il contenitore blu della carta strapieno.
Boh, ancora una ora e mezza e ho finito mentre gli consegno il tagliando dei superalcolici.
Mentre porta la comanda bevo dal mio bicchiere sull’angolo della lavastoviglie, avevo la gola secca, probabilmente ho fumato troppo questa sera.
La prossima settimana ho la visita per la mammografia, e chiederò a quel figone del dottore qualche metodo per smettere di fumare, anche per evitarmi le occhiatacce di Marino quando mi apparto.
L’energumeno mi fa un sorriso mentre paga la sua birra, ciao bello non sei il mio tipo.
Il rotolo dello scontrino delle comande delle bibite non vuole infilarsi sotto il rullino nero e ci perdo più tempo del solito a cambiarlo, bestemmio sotto voce.


domenica 26 gennaio 2014

Al Breegans

Sono le 17:10, una fredda serata invernale e dal molo che sto percorrendo vedo un semicerchio con striature rosse e gialle che si sta immergendo in un mare blu prussia con leggere increspature, un  gabbiano compie strane giravolte infastidito da un vento a sbalzi cos’ì come i miei capelli e la mia nuca.
Tiro  bene su il bavero del mio loden e soffio aria calda sulle mani.
Il mio passo è lento, il cervello stanco manda impulsi intermittenti che le mie gambe malvolentieri accettano, la gola è secca e la cartina della Rothmans si trasforma veloce  in brace e cenere.
Le mani toccano la sporgenza della tasca dei miei pantaloni di velluto.
Il Breegans e il suo legno che assorbe birra, alcool, disinfettanti, lucidi o i segni che qualche avventore lascia del suo passaggio mi accoglie con il sottofondo di una canzone di Johnny Cash, mentre gli odori delle piastre in cui il prosciutto e le verdure si risolano lentamente invadono le mie narici.
Percorro questi rombi di cotto rosso per avvicinarmi a uno di quei trampoli di legno con in cima quel cerchio su cui il mio posteriore si accomoda ; emano un sospiro di sollievo e le mie mani toccano il legno di ciliegio sporgente del bancone.
Pochi avventori distratti e una banconista dai capelli neri con la sua  divisa nera  con  la scritta del pub in evidenza mi si avvicina per accogliere il mio mugugno a cui segue l’ordinazione di una birra a doppio malto.
<Quale? Abbiamo la Adelscott, la Moretti,…>
>La Adelscott grazie> i miei occhi si spostano da quelli evidenziati da un trucco pesante alle persone sedute nelle mie vicinanze.
In fondo al bancone un magro uomo sulle trentina con una folta capigliatura sta leggendo un giornale  molto spiegazzato. Osservo un abbigliamento casual e un paio di occhiali di metallo cerchiati e mi alzo dallo sgabello avvicinandomi a lui.
< Ciao Secchione!> la mia voce si alza di qualche tono.
<Eih ,Roby>
L’immancabile pacca sul mio loden blu mi ricorda che sono ancora vestito e fa caldo, appoggio il mantello  all’appendiabito lì vicino mentre lo sguardo di Simone non si è ancora spostato  dall’articolo.
<Hai già ordinato?>
<Si, aspetto, anche tu?>
<Si, che mi racconti di nuovo sul tuo corso?>
Abbandona e ripiega quelle pagine spiegazzate e vedo qualche scintilla nei suoi occhi marroni solitamente apatici.
<Procede>
<Che hai imparato oggi di nuovo?>
<Il metodo Swot?>
< Che è sta’ roba?> e i miei neuroni incominciano a svegliarsi dal tepore.
Prende una penna dalla tasca della sua camicia scozzese e disegna un grafico sul porta birra, con scritte inglesi che non capisco.
<Non è complicato, prima di affrontare qualsiasi problema si  guardano i propri punti di forza e debolezza che riguardano l’oggi e il nostro interno e sono i due riquadri in alto mentre i due riquadri in basso riguardano il domani e l’esterno.
A sinistra ci sono gli elementi positivi, a destra quelli negativi.
I punti di forza vanno potenziati e rappresentano gli argomenti principali da comunicare. I punti di debolezza vanno migliorati, neutralizzati o ridimensionati. Le opportunità vanno colte al momento giusto per trasformarle in punti di forza, tenendo presente che se vengono trascurate possono diventare minacce o punti deboli. Le minacce sono la conseguenza dei punti deboli, di opportunità trascurate, di punti forti non utilizzati come si potrebbe. Se si può, vanno trasformate in opportunità.>
Ascolto con attenzione  una spiegazione precisa detta con parole opportune come è logico aspettarsi da un tipo pignolo quale  è lui e guardo il suo porta birra con lo schizzo.
< Beh, forse è qualcosa che si può applicare anche in altri ambiti oltre al tuo specifico>
<Non lo so, forse, è teoria, che serve  ad  indirizzarti   al meglio  e a pensare ai  punti in cui devi migliorarti nella scrittura, nel mio caso>
E’ arrivata la banconiera dai capelli neri  con le birre e il mio sorriso viene ricambiato da lei e alla fine parliamo di calcio.